L’Arcano Patavino – Transcode
Qui puoi ascoltare il disco in streaming
https://music.imusician.pro/a/zIAt2qGC
Transcode è disponibile in formato digitale su tutte le piattaforme streaming musicali, è prossimo ad essere stampato in formato CD. Un’edizione limitata ricca di immagini.
I dieci racconti, dove strumenti suonati ed elettronica convivono in simbiosi con umanità e paure, affrontano il tema della perdita, dell’attesa, della memoria, del mondo circostante.
Scritto, suonato e registrato da Matteo Patavino (pianoforte e sintetizzatori) e interpretato da Donato Arcano (voci e chitarre) è un album concept, multiforme e colorato, che abbraccia rock e canzone d’autore. Transcode è la storia di Johnny il quale, finito sull’orlo del precipizio, capisce di essere governato da un potere che agisce senza principi e senza scrupoli. Solo dopo aver affrontato dure prove, contro alcuni dei suoi inconsci, Johnny recupera quell’ umanità che forse gli permetterà di sopravvivere.
Il lavoro interamente autoprodotto, si avvale delle preziose collaborazioni di Ferruccio Spinetti (Avion Travel, Musica Nuda), basso elettrico (La danza e Terlundana); e di Maurizio Liguori, chitarra elettrica (Il corvo, New city); Christian Nasillo, chitarra elettrica (L’amore sospeso, Soffio); Simone Tamaro, sax (Johnny, Morgana).
Il disco è stato masterizzato da Alessandro Guasconi al Virus Recording Studio. Per le immagini di Transcode, L’Arcano Patavino si accompagna con le opere dell’artista Luigi Mastrangelo, interprete della“pittura Mediale”.
L’intervista
D1: Transcode a4ronta temi come il potere tecnocratico, la perdita della memoria, la
distruzione ambientale. La musica può ancora essere un atto politico?
R: La musica è un atto politico perché non ha bisogno di filtri interpretativi, giunge
immediatamente nell’intimo profondo di ciascun individuo. Come tutti i linguaggi umani
rischia di essere banale ma anche il cliché è un atto politico, in questo caso regressivo e
organico al potere. In una canzone ci sono anche le parole che rendono esplicito il senso del
messaggio. Un artista ha il dovere di superare i cliché, che poi è un diritto la libertà di
pensiero. Un diritto faticoso, che il più delle volte esclude, che spesso emargina dal
mainstream, dal gusto medio. Capisco De Gregori quando parla del valore in sé della musica,
autosu4iciente, che dovrebbe poter già aprire punti di vista altri. Ha, tuttavia, potere
ra4orzativo la parola extra-musicale dell’artista, specialmente se si tratta di figure popolare,
di riferimento per tante persone. L’esempio storico del caso Verdi è sempre valido e attuale: il
segno “Viva Verdi” è stata la vera forza d’identificazione collettiva del Risorgimento italiano.
D2: Il Corvo parla di difesa dell’ambiente e dell’acqua. Come si racconta l’ecologia in musica
senza cadere nel didascalico?
R: Raccontando la realtà. Raccontando il vero, che in questo caso è sempre rivoluzionario
rispetto alla fantasia. Lo si fa per immagini, cercando di non essere retorici con i moralismi.
Ponendo dei quesiti. Mi auguro che Il Corvo arrivi a questo, porre domande.
D3: Johnny racconta la ‘perdita della parola’. In un’epoca di sovraccarico di informazioni,
questa perdita vi sembra paradossale o inevitabile?
R: La parola organizzata da un pensiero, come la musica, è quanto di più connotativo
dell’umanità. La parola, che sia suono di un pensiero, ha bisogno di tempo soggettivo, ha
bisogno di riflessione. Questo è l’epoca che, con l’abbaglio della velocità, ruba il tempo. Con
l’abbaglio della comunicazione visiva ruba il tempo alla fantasia, all’immaginazione. Stiamo
vivendo di fatto un nuovo medioevo nel quale solo in pochi hanno accesso all’analisi, il resto
acquisisce conoscenze attraverso le icone della comunicazione di massa, il cui standard di
attivazione media sono i pochi secondi di un real.
D4: New City descrive l’immigrazione e la deriva metropolitana. Come avete costruito quella
storia per immagini?
R: Anche New City racconta la realtà, in particolare di alcuni emigrati del Sud Italia
nell’America del Nord, intorno al Secondo dopo guerra, quando lì, specialmente negli USA si
era accolti e si poteva far fortuna. Ho immaginato un racconto parallelo tra chi adesso arriva
in Italia, fortunosamente e superando so4erenze disumane, e chi dimentica la so4erenza di
quelli che sono partiti da qui. Anche in questo caso la memoria è usata solo fin che fa
comodo.
D5: So4io parla del legame tra generazioni, padri e figli. È il brano più personale del disco?2
R:
D6: Canticola parla dell’utopia, riconoscibile dall’odore del basilico. Come si mantiene vivo il
senso dell’utopia oggi?
R: So4io è la sublimazione di un periodo delle nostre vite private. So4io parla di noi, è una
canzone autobiografia. Narra di perdite concomitanti, i nostri papà, e delle rinascite, i nostri
figli. La figura di Enea mi è sembrata il simbolo giusto per superare il dolori e trasformarlo in
speranze, nonostante questo tempo fragile.
D7: Quale brano di Transcode sentite più vicino alla realtà di oggi, nel 2025?
R: Johnny, il protagonista di Transcode, è la vittima/carnefice di questo tempo tragico.
BIOGRAFIA
L’Arcano Patavino ha debuttato discograficamente nel 2010 con l’album “D’Amore e di Devozione” (Promomusic/Raitrade/Edel), intenso lavoro, frutto di ricerche etnomusicologiche nel Basso Molise.
Conservando dialetto e melodie originali, il duo, formato da Donato Arcano e Matteo Patavino, affiancato da Lorenzo Moka Tommasini per la produzione artistica, ha rielaborato antichi canti popolari, arricchendoli con archi e arrangiamenti elettro-rock. Un album ricco di collaborazioni tra le quali Cristiano Godano, interprete di
Passione (canto del Venerdì Santo), e Tony Bowers (bassista storico dei Simply Red), basso elettrico in Carregna. Il disco, accolto da ottimi giudizi della critica musicale, è stato inserito tra i migliori album del 2010 dal settimanale Alias del Manifesto. Con il brano Maichentò, L’Arcano Patavino è arrivato tra i 16 semifinalistidi Musicultura 2013.
A due anni dall’uscita di “D’Amore e di Devozione”, l’Arcano Patavino ha iniziato la stesura di canzoni originali. Scritte, suonate e registrate da Matteo (pianoforte e sintetizzatori) e interpretate da Donato (voci e chitarre). Una creazione lunga più di 10 anni che ha portato alla luce Transcode, dieci canzoni tra rock e
canzone d’autore. Dieci racconti dove strumenti suonati ed elettronica convivono in simbiosi con umanità e paure.
Tra gli ospiti, Ferruccio Spinetti, basso elettrico ne La Danza e Terlundana.
