Un caffè con MONIA tutto sulla sua vita e su DAKAR

Con grande piacere diamo il benvenuto a MONIA, artista poliedrica che sta raccogliendo ampi consensi sulle piattaforme digitali e non solo. Recentemente impegnata nella promozione del lavoro DAKAR, pubblichiamo con estremo interesse l’intervista a MONIA, grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! In punta di piedi ma con la curiosità di un bambino entriamo nella musica e nella vita, MONIA si svelerà con quelle che sono le collaborazioni, fra le quali con Red&Blue, le esperienze, e i progetti futuri. Entriamo nel vivo dell’intervista e diamo un caloroso benvenuto a MONIA!

Com’è nata tua la passione per la musica?
La mia passione è nata grazie al mio papà, professore d’orchestra laureato al conservatorio in tromba.
Mi ha appassionata all’arte della musica e mi ha permesso nel tempo di intraprendere gli studi e farlo diventare un lavoro, canto da quando ho sette anni.
Cosa significa e com’è nato il nome MONIA e il suo personaggio, il suo sound?
Inizialmente uscivo come artista con il mio nome e cognome, Monia Russo.
Da tre anni circa ho rinnovato look, sound e personaggio, così optato per il nome d’arte MONIA.
Più confidenziale e diretto, come il rapporto che voglio con la mia fanbase.
Da un incontro o da uno scontro, tutto può essere ispirazione. Com’è nato il lavoro DAKAR?
È importante dire quando è nato DAKAR, prima di come. Perché è uno di quei brani che si lasciano da parte e ci restano per parecchio tempo, senza nemmeno sapere bene perché, penso abbia visto la luce per la prima volta ormai circa sette anni fa.
Il titolo originale di partenza era ‘Rimani Con Me’ ed a parte questa frase, l’inciso, tutta la parte di testo restante era diversa. Da tre anni appunto lavoro con persone nuove e ricercando materiale abbiamo trovato questa bozza, ci è piaciuta, a loro più che a me perché per me era una minestra riscaldata, ed abbiam deciso di riprenderla e praticamente riscriverla e riarrangiarla.
In partenza questo brano era semplicemente una dichiarazione d’amore diciamo, ma nel tempo si cambia e sette anni son parecchi.
Quello che mi sentivo di raccontare in questa nuova veste era la mancanza di volontà nelle relazioni, la freddezza odierna con cui si affrontano ora le emozioni, il poco tempo che abbiamo per noi stessi, per capire che ci stiamo perdendo qualcosa di bello, un po’ le domande che mi faccio di solito anche io in mezzo alla frenesia della vita.
Ho usato la metafora della coppia perché è immediata da interpretare, ma in realtà questo brano porta con sé un autodialogo, dove lui e lei non si incontrano per forza, dove lui e lei sono il cuore e la testa, dove non si sa come sia andata a finire. Ad ognuno la propria chiave di lettura.
Il lavoro è accompagnato da un video?
Certo, c’è un videoclip bellissimo diretto da Ivan Cazzola, ormai il mio regista di fiducia con cui ho girato tutti i miei ultimi videoclip.
La location è stupenda, Le Roi Music Hall di Torino, un’opera del 1959 dell’architetto Carlo Mollino. Guardatelo perché merita già solo per questo, poi le riprese e gli outfit scelti con lo stylist Simone Folli sono bomba.
Il lavoro fa parte di una serie di uscite che culminerà in un disco?
Mi sto muovendo a colpi di singoli perché mi autoproduco e potete immaginare lo sforzo e la difficoltà che c’è dietro, spero di poter avere il contratto che tanto desidero e potermi giocare la mia chance, lo spero tanto e ce la sto mettendo tutta.
Cos’è per te l’arte, la musica?
È la mia prima casa, dove torno quando sono stanca e dove rimango quando sono felice.
Quali sono le tue influenze artistiche?
La matrice dei miei brani è black, io amo il soul, l’ RnB, e mi piace io pop, cerco di miscelare bene queste mie influenze, dalla linea melodica della voce alla parte ritmica dell’arrangiamento.
Quali sono le tue collaborazioni musicali?
Come dicevo ormai da tre anni circa ho un team di lavoro con cui mi trovo in sintonia e sono felicissima di questo, sono grata perché non è facile. Tutti i lavoro usciti dal 2018 ad oggi sono stati scritti con il mio coautore Fabio Fornaro, le ultime tre produzioni (LA VITA È UN BLUFF, KARITÉ e DAKAR) hanno Daniel Bestonzo alla produzione artistica e Ivan Cazzola e Giorgio Blanco alla regia ed alle riprese.
Un team pazzesco per me.
E la collaborazione con Red&Blue nel lavoro in promozione?
Per questo singolo ho voluto provare una realtà promozionale più grande, ecco perché ho scelto lo staff di Marco Stanzani.
Spero di poter ottenere quello che desidero e di fare un upgrade per raggiungere più pubblici possibile, sono sicura sarà così!
Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la tua arte?
Guarda questa domanda andrebbe fatta periodicamente, l’arte è comunicazione, la comunicazione è pensiero, i pensieri sono emozioni e le emozioni cambiano più velocemente di quanto percepiamo.
Quello che non manca mai è la mia passione per la musica ed il canto, il buon gusto che provo a mettere sempre, la potenza che trasmette la musica e l’amore sotto ogni forma.
Parliamo delle tue pregiate esperienze di pubblicazioni, live, concerti o concorsi?
Per fortuna ho un bel bagaglio di esperienze, ho iniziato a sette anni come ho detto prima e non ho mai smesso.
Ho partecipato a tre festival di Sanremo, nel 2006 fra i giovani con un mio inedito e nel 2009 e 2010 in collaborazione con un altro artista.
Ho girato l’Italia con l’orchestra sinfonica di Sanremo per dei concerti in location mozzafiato e collaborato e cantato con artisti che stimo da sempre come Claudio Baglioni, Ron, Gaetano Curreri.
Avuto la fortuna di suonare in Russia, Israele come rappresentante della musica italiana, fatto anni di tour nazionale con piazze gremite e ospitate nei più noto programmi tv RAI e Mediaset, mi sono tolta tante soddisfazioni.
Quello che mi fa sorridere e stare bene però è sapere quante altre me ne voglio togliere ed avere sempre la stessa fame di ambizione.
Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti?
Penso che ci sia spazio per tutto, che debba esserci spazio per tutto, ma non è così.
Ci vorrebbe la figura etica di un mediatore musico-culturale, che si prenda la briga di dosare il tipo di comunicazione artistica, miscelando la richiesta del pubblico con quello che può realmente offrire l’arte.
Non mi interessa dire che la trap non serve e il reggaeton nemmeno, perché non è vero, se sono ad una festa con uno spritz in mano magari preferisco sentire il Reggaeton piuttosto che Caruso, però bisogno comunque saper pesare le due cose, riconoscerne il valore culturale ed il potenziale artistico ecco.
Quello che migliorerei è sicuramente il mercato unidirezionale, perché abbiamo tanti artisti bravi, davvero tanti, che vanno in crisi perdendosi fra la loro identità e quella del mercato musicale, questo da luogo ad uno smarrimento e frustrazione, oltre che a veicolare i nuovi artisti a scrivere tutti nella stessa direzione.
Oltre al lavoro in promozione quale altro brano ci consigli di ascoltare?
Io vi consiglierei i miei due singoli passati LA VITA È UN BLUFF e KARITÉ, così possiamo dire di esserci conosciuti meglio.
Come stai vivendo da artista e persona questo periodo del covid-19?
Guarda ora son felice, quest’estate è stata produttiva, più delle aspettative, quindi avanti tutta.
Sorprese e anticipazioni. Cosa bolle in pentola e a cosa stai lavorando?
Mi tengo tutto per me per ora.
Però posso dirvi che dal 2018 sono tornata a scrivere musica ed ho fatto un bel percorso, durante la pandemia ho pubblicato il mio ‘primo ep’ della mia rinascita artistica che si chiama infatti “.A CAPO”, e con questo punto a capo sono tornata per restare.
Andate a guardare i miei video e seguitemi sui social, grazie per avermi letta.

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