Quattro chiacchiere col talento puro di Will Tibet

Con grande riconoscenza diamo il benvenuto a Will Tibet, artista poliedrico che sta facendo incetta di consensi coi suoi lavori musicali. Recentemente impegnato nella promozione del lavoro Incubo, approfondiamo con riconoscenza l’intervista a Will Tibet, grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! Leggeremo di più sulla vita musicale e artistica, Will Tibet si narrerà con quelle che sono le collaborazioni, fra le quali con Red&Blue, le esperienze, e i progetti futuri. Tuffiamoci in questo mondo speciale e diamo un caloroso benvenuto a Will Tibet!


Com’è nata la tua passione per la musica?
È un po’ difficile dirlo perché ho i primi ricordi che risalgono a quando ero piccolissimo, ma i miei genitori me l’hanno sempre un po’ trasmessa.
All’inizio delle elementari mia mamma mi fece prendere delle lezioni private di chitarra e da lì è partito tutto; non me ne sono mai separato.
Ho iniziato ad accompagnarmi nei primi testi che scrivevo e così sono nate le mie prime canzonette.
Con il tempo e crescendo ho poi iniziato ad entrare nel mondo della musica a 360 gradi e mi è capitato di fare un po’ di tutto, ma le canzoni chitarra e voce ancora oggi sono quelle che preferisco

Dietro un personaggio può esserci 1, 100 o 1000 persone. Chi è Will Tibet e il suo personaggio?
A dire la verità Will Tibet è Tiberio, cambia solo il nome. Per quanto mi riguarda la musica non è un modo per dare vita a un personaggio, ma al contrario far conoscere tutti i lati di me stesso, senza veli. A dirla tutta a volte è molto più semplice essere se stessi con la musica e con la scrittura che al di fuori, perché quando prendi la penna e la usi come una valvola di sfogo, ti rendi conto di dire cose che nel quotidiano non diresti mai e parli delle tue emozioni confessandoti in un modo veramente diretto, e questo con le persone raramente mi capita.
Nei miei testi cerco sempre di parlare di me e delle mie esperienze, senza inventarmi niente, e sono più che altro quelle dolorose a darmi ispirazione.
Sono una persona che spesso fa le cose seguendo l’istinto ma a bocce ferme pensa tanto, soprattutto al passato, e si fa un milione di domande. Spesso dicono che non bisogna vivere nel passato ma non sono mai stato molto d’accordo; dato che è proprio grazie a quello che riesco a dare sfogo alla mia creatività.

Da un incontro o da uno scontro, tutto può essere ispirazione. Com’è nato il lavoro Incubo?
Incubo era inizialmente una bozza nata in camera mia, come buona parte delle mie canzoni.
La scrissi in un momento di riflessione dopo che quel giorno mi era capitato di passare dal mio vecchio liceo.
Mi sono venuti in mente tanti pensieri che si hanno quando stiamo attraversando quella fase della vita in cui bisogna prendere delle decisioni sul futuro, come quando stai per finire la scuola e devi scegliere se andare all’università, lavorare, dedicarsi in qualche occupazione e può capitare a tanti di non avere chiara l’idea di cosa fare.
Io, che chiaramente non sapevo ancora cosa avrei fatto, sapevo però benissimo quello che non volevo fare: “Avere una vita normale, con le bollette, uffici e portare a passeggio il cane.” Incubo nasce dall’esigenza di fuggire da un modello di vita classico, fatto di restrizioni, orari prestabiliti e la sensazione di essere oppressi, non avere tempo per quello che conta davvero.
Quando poi, dopo aver vinto l’Up Music contest l’ho fatta sentire a Vittorio Valenti in studio, abbiamo cominciato a dare una forma ben precisa al brano e ci abbiamo lavorato tanto fino ad arrivare alla versione definitiva che dal 3 Maggio si può sentire ovunque.

Il lavoro è accompagnato da un video?
No, il video non è stato preso in considerazione durante il progetto ma sarebbe interessante vedere come si potrebbe sviluppare un’idea per questo brano, potrebbero esserci molti spunti interessanti.

Il lavoro sarà contenuto in un Ep, Album?
Incubo è nato come un singolo da lanciare e per il momento è questo. Ho comunque tantissime canzoni da far sentire e tanti progetti da realizzare, quindi da solo o insieme ad altri brani sarà comunque un importante tassello del percorso che sto intraprendendo.

Cos’è per te l’arte, la musica?
Per me è tutto, non c’è niente che mi abbia mai appassionato di più.
È un mezzo con cui riesco a parlare alle persone di quello che ho dentro, di come vivo e del modo in cui vedo il mondo.
Sono cresciuto ascoltando ogni tipo di musica, apprezzando in special modo gli artisti che per me possiedono una grande penna, e questo a partire dai grandi cantautori italiani fino alla musica urbana che arriva ai giorni nostri. A volte, specialmente nei momenti difficili, la musica e la scrittura ci fanno sentire meno soli.
È quello che cerco di restituire con le mie canzoni, raccontando le mie esperienze nella speranza che qualcuno ci si possa rispecchiare; è per quanto mi riguarda il modo migliore di dare un messaggio a chi fa parte di questa generazione.

Quali sono le tue influenze artistiche?
Sono vastissime, come dicevo sono appassionato di vari generi. Questo mi ha permesso di sperimentare tanto e di godermi tante sfaccettature della musica.
Principalmente, sono molto legato alla cultura italiana; ha un repertorio enorme fatto di musicisti formidabili.
Fare nomi diventa un po’ complicato perché vantiamo un numero grandissimo di artisti eccellenti, e ne lascerei fuori qualcuno, ma in linea di massima il cantautorato italiano è quello che mi ha fatto maggiormente da scuola.

Quali sono le tue collaborazioni musicali?
Incubo, prodotta da Sabatino Salvati e scritta con Vittorio Valenti è uscita con UpMusic, che colgo l’occasione di ringraziare. Lavorare con loro è sicuramente una grande fortuna e il processo creativo che c’è stato dietro a questo brano è stato molto curato sotto tutti i punti di vista.
Per il resto, sono circondato da artisti emergenti veramente validi. Ho anche un mio piccolo studio e ogni giorno ho a che fare con cantanti, musicisti, produttori; insomma chi più ne ha più ne metta.
Ho tanti amici con cui faccio musica e tanti legami li ho stretti partendo proprio dalla stima artistica, è una cosa stupenda incontrarsi per lavorare insieme e unire idee diverse, tante visioni per un obiettivo comune. Quando si è a contatto con persone come te, sotto questo punto di vista, può nascere una chimica speciale ed è veramente stimolante.
Al momento ho tanti lavori sia come solista che in collaborazione, e non vedo l’ora di farvi sentire tutto.

Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la tua arte?
Io parlo di quello che vivo, di quello che vedo intorno a me semplicemente.
Come dicevo prima, in primis ciò di cui parlo quando scrivo deriva dalle esperienze “negative” che vivo e dalle riflessioni che faccio spesso, quelle che mi fanno star male, perchè è da certe circostanze che trovo la vera ispirazione. Credo sia un modo per interiorizzarle e per spiegare la mia persona, i miei sentimenti senza peli sulla lingua.
Tante volte, al contrario di come è successo con “Incubo”, non mi prefisso mai un tema specifico ma se leggi le cose scrivo capisci subito che i rapporti personali, i ricordi, lo scorrere del tempo, il modo in cui viviamo in relazione a quello che desideriamo, sono tutti argomenti che tratto in modo ricorrente.
Ci troviamo in un momento storico in cui rischiamo di ritenere quasi più importante la vita virtuale rispetto a quella vera e questo tende a darci il desiderio di apparire, di volere cose che infondo non ci servono e questo ci rende omologati, superficiali.
È per questo che credo che ci sia bisogno di dare dei messaggi profondi che possano lasciare qualcosa.
Spero di non essere frainteso, questo non significa che la musica non possa voler dire anche solo divertimento o spensieratezza; semplicemente questa è la cosa che maggiormente mi preme.

Parliamo delle tue pregiate esperienze di pubblicazioni, live, concerti o concorsi?
Volentieri! La musica mi ha dato modo di vivere esperienze fantastiche e spero che sia solo il principio di un’avventura che mi accompagnerà per tutta la vita.
Ho avuto modo di suonare in apertura di concerti di vari artisti noti del panorama italiano, come Achille Lauro, Luchè, Junior Cally, Sick Luke, Mike Highsnob, Tauro Boys, Coma Cose. Con alcuni di questi ho avuto il piacere di passarci un minuto ed è sempre bello. Ho persino sfidato Shade in una battaglia di Freestyle durante un suo concerto, è stato molto divertente.
Per quanto riguarda questo ultimo progetto, frutto di un concorso vinto, è nato tutto quando vidi l’annuncio di UpMusic. Fatta l’iscrizione, mi presentai all’audizione con un mio inedito e passai alla selezione successiva. È stato così per tutte le seguenti, fino a quando arrivai alla finale con gli ultimi 10 concorrenti rimasti, che fu trasmessa in TV. Vincere è stata una soddisfazione grandissima. Ció mi ha permesso di firmare il mio primo contratto e di lavorare alla stesura di questo brano, di cui sono molto orgoglioso.

Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti?
Il mercato italiano è ricco di artisti talentuosi. La musica si sta inevitabilmente evolvendo e i più nostalgici tendono a rimpiangere le epoche passate, ma credo sia un discorso che si tramanda di generazione in generazione, e magari tra trent’anni rimpiangeremo la musica di adesso.
Più che dei cambiamenti verso la musica italiana il mio pensiero si estende alla musica in generale.
Purtroppo o per fortuna, a seconda dei punti di vista, fare musica è diventato negli ultimi tempi molto più accessibile, e volendo con un microfono si può fare in cameretta un singolo in cinque minuti. Nell’epoca dello streaming e dei social in cui la soglia dell’attenzione è calata tantissimo, si ha il bisogno di pubblicare costantemente per farsi notare e questo favorisce la quantità più che la qualità; per fare dei lavori curati ci vuole del tempo e adesso è tutto così veloce che escono centinaia di pezzi ogni giorno, ma nonostante questo non devi fermarti neanche un secondo dato che chi ascolta ha bisogno costantemente di stimoli nuovi e dopo pochissimo tempo il tuo brano è già “vecchio”.
Questo fa sì che tanti lavori validi non rimangano nel tempo ma vadano un po’ in mezzo alla mischia e da artista non è una cosa che apprezzo particolarmente, probabilmente se avessi la possibilità cambierei questa tendenza.

Oltre al lavoro in promozione quale altro brano ci consigli di ascoltare?
Al momento consiglierei tantissimi brani che devo ancora pubblicare, paradossalmente è disponibile solo una piccola parte di tutti i lavori che ho fatto!
Di ciò che si può facilmente trovare in rete, consiglierei di ascoltare “Temporale” , un brano accompagnato solamente dalla chitarra acustica a cui sono molto legato.
E dato che siamo alle porte dell’estate, consiglierei “Non Ti Chiamerò” un brano un po’ più spensierato, da cantare con gli amici in macchina in viaggio per il mare!

Quali sono i tuoi programmi futuri?
Fare più musica possibile, semplicemente. Divertirmi con quella che è la mia passione, lavorare con tante persone di cui ho stima e stare in studio a fare quello che più mi piace.
Alcune cose non posso ancora svelarle, ma mi metterò già in moto per i prossimi lavori da farvi sentire e non vedo l’ora di far conoscere ogni sfaccettatura della mia musica!

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