Giulia, dal podio delle Nuove Proposte del Premio Mia Martini ad oggi

Giulia Ferraro, classe 2001, si avvicina alla musica da giovanissima e inizia a suonare la chitarra a 12 anni: questo strumento diventa una passione che la accompagna ovunque. L’amore per la musica è inarrestabile tanto che iniziare a cantare sui brani che suona, scoprendo un talento che coltiva con corsi di canto e dedicando tempo ad affinare la sua scrittura.

Nel 2018 conquista il terzo posto nella categoria Nuove Proposte in occasione del Premio Mia Martini con il suo inedito “Il Silenzio”, confermando la vena artistica e maturando nuove consapevolezze nella giovane esecutore, tanto da delineare un proprio stile fatto da un mix tra l’indie e il pop. Nel gennaio 2021 Giulia lancia il suo primo singolo, “Str**za”, un asset musicale su cui lavora da diversi mesi assieme al suo produttore Okrim.

Di questo e tanto altro, ci parla direttamente l’esecutore, che ci ha concesso questa bella pagina della sua vita musicale e non solo.

Com’è nata la passione per la musica?

La mia passione per la musica nasce inaspettatamente, sono sempre stata una bambina piuttosto timida per cui quando ho iniziato è stata una sorpresa per la mia famiglia e forse anche di più per me stessa. Ho iniziato intorno ai 12/14 anni a suonare la chitarra, poi è venuta la scrittura e a quel punto, per completare la formula, mi serviva cantare. In realtà, questa passione forse la covavo già da piccolina, ricordo che alle elementari avevo proposto a qualche amichetto di formare un gruppo rap, influenzati probabilmente da “Parole di ghiaccio” di Emis Killa, o da Fabri Fibra; tra l’altro ho anche scoperto di aver scritto “canzoni rap”, che conservo nei cassetti, e che devo dire fanno molto ridere.

Come è stato concepito il singolo “Str**za”?

Str**za racconta di una storia d’amore rimasta in sospeso, in bilico tra la voglia di riconciliazione da una parte e la rassegnazione dall’altra. Si basa sulla consapevolezza che spesso nei rapporti, nelle relazioni, si tenda ad assumere un atteggiamento di “stronzaggine”, come suggerisce il titolo, che alla fine il più delle volte è soltanto di difesa. Infine, gli asterischi del titolo, che “nascondo” qualcosa di ovvio, di assolutamente esplicito, rimandano proprio al fatto che in realtà, entrambe le parti in gioco in questo rapporto, sanno che probabilmente quella sarà una amara fine.

E l’album da cui è estratto? Oppure è in cantiere un album che lo conterrà?

Sicuramente è in cantiere un EP più avanti, al momento stiamo preparando dei nuovi singoli.

Quali sono le influenze artistiche?

Sono cresciuta ascoltando molta musica italiana, grazie ai miei genitori, a mio nonno che prima suonava… Con il tempo, ovviamente, ho affinato un mio gusto personale, che in realtà è molto vasto. Prediligo la musica pop, indie, R&B, rap, ma amo anche il soul, le sonorità elettroniche. Quando faccio musica, ho sicuramente un taglio pop/indie-pop, ma cerco sempre di assorbire da altri generi sonorità diverse, mi piace la contaminazione, penso che sia importante, per continuare a crescere, tenere sempre la mente “aperta” in questo senso.

Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la musica?

Il mio obiettivo è quello di arrivare alle persone, sperare che si possano immedesimare nei testi che scrivo. La mia musica parla di quotidianità, di quello che mi accade e che mi accade intorno, con semplicità, immediatezza e sincerità.

Parliamo delle pregiate esperienze di live, concerti e concorsi?

Seppur nel mio piccolo, ho avuto la mia esperienza di palco, da singola ma anche con la mia band, e quello è il momento in assoluto più bello. Ho partecipato a numerosi concorsi, il più importante, che mi ha dato la consapevolezza di voler davvero fare musica nella mia vita, è stato il Premio Mia Martini. Era il 2018 e arrivai terza nella categoria “nuove proposte”.

Ecco, per riprendere la domanda, questo periodo ha davvero evidenziato quanto i “live”, che tu li viva sul palco o sotto il palco, siano momenti preziosi, speciali ed indimenticabili, per cui vivo con nostalgia il ricordo e spero che si torni a far musica dal vivo il prima possibile.

 

Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti? La scena musicale italiana penso che sia molto ricca e variopinta, gode di big intramontabili e di tanti nuovi artisti con delle grosse potenzialità, per cui non mi lamenterei.

 

Come stai vivendo da esecutore e persona questo periodo del covid-19? Sicuramente quello che mi è pesato di più, come esecutore e come persona, è la scarsa interazione che ha caratterizzato questi mesi. La vita sociale era/è giustamente ridotta ai minimi termini. Adesso spero solo che piano piano le cose migliorino perchè oggi come mai c’è tanta voglia di tornare a vivere quella routine quotidiana che prima quasi odiavamo.

Quali sono i programmi futuri?

Il programma è solo uno: fare musica. Da mesi ormai sto lavorando a questo asset assieme al mio produttore. Abbiamo in lavorazione tante cose, molti brani nuovi, c’è tanta voglia di far sentire quello che stiamo facendo, perché ci crediamo al 100%. Usciremo quasi sicuramente con un nuovo componimento tra un po’ e intanto si lavora, si lavora, si lavora.

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