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La tua musica… con una marcia in piu'

A tu per tu con Kilian incredibile artista

Straordinaria e interessante intervista oggi a Kilian , artista poliedrico che ci vizia e seduce con la sua arte. Recentemente impegnato nella promozione del lavoro “Tempesta elettrica”, approfondiamo con riconoscenza l’intervista a Kilian , grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! Leggeremo di più sulla vita musicale e artistica, Kilian si confiderà con noi con quelle che sono le collaborazioni, le esperienze, e i progetti futuri. Andiamo a capofitto a fondo e diamo un caloroso benvenuto a Kilian !

Com’è nata la tua passione per la musica?
La passione per la musica mi è arrivata lentamente. Non ho avuto una famiglia particolarmente propensa all’educazione musicale o artistica. Da piccolo ho studiato solo flauto dolce alle medie, come tutti. Però ricordo che mia madre ascoltava tanta musica, per lo più rock psichedelico, anni ‘70/‘80 e i grandi cantautori italiani. Poi alle medie è arrivata la prima band, progressive rock per l’appunto, e da lì la passione si è fatta strada sempre di più fino a voler approfondire lo studio di strumenti, produzione musicale ed elettronica.

Com’è nato “Kilian” e il suo personaggio, il suo sound?
Kilian come progetto è nato poco prima del mio trasferimento a Milano. Nel 2020 si sono chiusi tutti i progetti ai quali lavoravo, quindi ho deciso di rendermi più autonomo. Il Kilian personaggio non esiste, o meglio sicuramente c’è, esiste una narrazione ma al momento aderisce molto a quello che sono realmente. Per quanto questa sia l’epoca dei personaggi, sento che la cosa che possa passare di più è la verità, almeno per l’idea di successo che ho io, che non coincide con l’idea classica. Il sound riunisce moltissime influenze. Sono molto legato a un certo tipo di elettronica, ma adoro ibridare strumenti acustici e manipolarli in produzione. Il risultato è l’incontro tra elettronica e cantautorato, ma partendo spesso da input sonori e creativi molto diversi.

Da un incontro o da uno scontro, tutto può essere ispirazione. Com’è nato il lavoro “Tempesta elettrica”?
Se vogliamo vederla così, Tempesta elettrica è nata da uno scontro: inizialmente voleva essere una canzone leggera, per passarsela, ma questo collideva un po’ con quello che stavo provando in quel periodo: ero un po’ scosso dalle notizie dal mondo. Potevo solo scrollare, frustrato per non poter fare niente e, come sempre, poter solo stare a guardare, al massimo commentare e supportare.
Avevo il presentimento che saremmo andati di male in peggio (e infatti). Quindi ho finito per riversare la matassa di pensieri nel ritornello.

Il lavoro è accompagnato da un video?
Purtroppo non c’è un video ufficiale per Tempesta Elettrica.

È prevista l’uscita di un disco?
Ci sono molti brani che vorrei far uscire; sicuramente ci sarà qualche singolo prima di un disco, ma sì, sicuramente mi piacerebbe stampare un vinile.

Com’è stato il percorso dall’esordio ad oggi?
Anche se il progetto ha esordito meno di due anni fa, mi sento di poter dire che il percorso è in continua evoluzione. E dubito che mi siederò sugli allori, mi annoio molto facilmente, quindi rimarrò in questa costante evoluzione. Forse rispetto ai primi lavori, che mi sono serviti per poter definirmi a grandi linee, quelli che usciranno li vedo più fluidi, più amalgamati e più liberi. Ho una consapevolezza maggiore del mood che mi interessa creare e portare.

Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la tua arte?
Io spesso canto dei disagi che mi prendono e che magari non riesco a metabolizzare. Li canto nella speranza di non essere solo e che qualcuno che si trova nella stessa situazione possa ritrovarcisi.
Sicuramente alcuni messaggi hanno anche una connotazione politica, perché è inevitabile, ma il mio scopo sarebbe riuscire a confezionare delle pillole emotive che possano confortare, far ricordare o ballare. Spero che all’interno dei miei brani ci si possa trovare lo spazio per interpretarsi e ripensare ad alcuni temi.

Parliamo delle tue esperienze di pubblicazioni, live, concerti o concorsi?
Prima di Tempesta elettrica, come Kilian ho pubblicato PIOGGIA ULTRA, che era un po’ il banco di prova per capire in che direzione volessi andare, anche con la costruzione del live. È un EP di 5 brani, forse un po’ fatalista; in breve racconta della difficoltà che ho avuto nel rapporto con alcune dinamiche che si innescano nella realtà: il dover stare a guardare, il saper vendere, la paura del diverso. L’EP è stato seguito dalla pubblicazione di un album che raccoglieva i remix di PIOGGIA ULTRA. Per l’occasione è uscito anche un brano strumentale chiamato ‘Voilà’. Ho suonato molto a Milano, ed è la città dove sicuramente suono più spesso. Mi è capitato anche di fare alcuni festival in Calabria, Veneto, Emilia-Romagna.

Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti?
Penso che non ci sia una scena. Nel mainstream i progetti molto spesso si somigliano per forza di cose, inseguendo una formula funzionante e, avendola poi “trovata”, è naturale che si appiattisca tutto su poche sonorità. Sarebbe bello se ci fossero più canali e soprattutto spazi sociali dove possano effettivamente fiorire scene di musica varia, anche non per forza quella che deve vendere biglietti a prezzi salatissimi. In Italia ci sono sicuramente un sacco di microscene, ma sembra che non abbiano spazi, risorse e tempo per crescere.

Oltre al lavoro in promozione quale altro brano ci consigli di ascoltare?
Vi consiglierei l’esatto opposto: Blue Gen di PIOGGIA ULTRA. È un pezzo drumless ed etereo.

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?
Riuscire a trovare un centro di gravità. Metabolizzare e accettare alcuni compromessi e restare elegantemente in equilibrio, senza dimenticare il ruolo delle emozioni.