TEMPLE FACTORY
MATTER OF FEELINGS
© 2026 La Buca Recording Club | ℗ 2026 Temple Factory
Streaming: https://open.spotify.com/album/4xzqglORyCBsVrWbQqxPsJ
I Temple Factory sono una band bresciana fondata nel 2018 dal batterista Roberto Pedrotti. Con “A Matter of Feelings”, secondo album in studio pubblicato nel 2026, propongono dieci brani di indie-rock cantati in inglese che affrontano temi universali come l’amore, la morte e la rinascita. La nuova formazione — Andrea Zuelli alla voce, Mattia Gobbi e Renato Montini alle chitarre, Stefano Sina al basso — segna un capitolo nuovo per una band che viene dal basso, dalla sala prove di una fabbrica, e che ha costruito la propria identità senza scorciatoie.
Come nascono le canzoni nei Temple Factory? C’è qualcuno che porta un’idea compiuta alle prove, o il materiale si costruisce insieme dallo zero?
Solitamente le canzoni sono scritte dal batterista (Roberto); arrivano in stanza prove in una versione già chiara per eventuali aggiustamenti e poi si passa alla fase di pre-produzione in studio dove si vanno a definire i dettagli. Ma non è raro il caso che in studio subiscano modifiche più consistenti perché è qui che ci si confronta e si scambiano idee e opinioni.
D. La scelta di lavorare ancora con Simone Piccinelli alla produzione: cosa vi ha dato la continuità con lo stesso produttore, e in cosa invece avete cercato di spingerlo verso qualcosa di nuovo?
Simone è per noi una garanzia, non solo per le sue competenze ma anche per la grande amicizia che ci lega. Collaboriamo da tanti anni, ci conosciamo molto bene e sappiamo lavorare in perfetta simbiosi quindi solitamente concordiamo su quanto è bene continuare e su quanto è meglio innovare.
D. “Million Stars” ha un arrangiamento più aperto e cinematografico rispetto agli altri brani. È nata così o è stata una costruzione in studio?
È un brano che nasce così e forse è la canzone che meno è stata modificata in fase di pre-produzione e registrazione. Fin da subito ha convinto Simone e tutta la band pertanto tale è rimasta. Considerando i feedback positivi che abbiamo avuto diremmo che la scelta pare azzeccata!
D. Quanto i testi vengono scritti prima della musica, e quanto invece le parole emergono dopo che la struttura musicale è già definita? E chi scrive i testi, o è un lavoro collettivo?
Anche per i testi la scrittura viene fatta dal batterista e sempre in un secondo momento rispetto alla musica. Tutta la linea di voce emerge quindi prima di avere un testo definitivo. Anche in questo caso rimane comunque fondamentale il lavoro fatto in studio perché essendo testi in inglese non è semplice arrivare a versioni che non siano “scolastiche”. L’inglese è una lingua molto più ostica di quanto spesso si pensa e se ti prendi la responsabilità di scrivere testi in inglese devi essere certo di usare una lingua più vicina possibile a quella che userebbe un madre-lingua. Non sempre si riesce nell’intento ma facciamo il possibile. Infondo rimaniamo comunque una band nata e cresciuta in Italia.
D. C’è qualcosa che avete registrato e poi tagliato, un brano o un arrangiamento che non è finito nel disco ma che avrebbe potuto? Come si prende quella decisione?
Diciamo che su tre canzoni che vengono scritte almeno due vengono “cestinate”. Questo fa si che quando si arriva in studio è già stata fatta una drastica selezione che permette di avere un repertorio definitivo. Se poi consideriamo il tempo necessario le registrazioni in studio sarebbe davvero un peccato tagliare anche il più piccolo arrangiamento. Per questo è fondamentale il lavoro di pre-produzione senza il quale la registrazione di un album avrebbe tempi… biblici!
