Accogliamo calorosamente e spalanchiamo le nostre curiose orecchie a Ragone, artista poliedrico che raccoglie consensi a go-go. Recentemente impegnato nella promozione del lavoro “Labirinto”, leggiamo con senso di empatia l’intervista a Ragone, grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! Affronteremo perciò aspetti musicali e di vita, Ragone si confiderà con noi con quelle che sono le collaborazioni, le esperienze, e i progetti futuri. Entriamo nel vivo dell’intervista e diamo un caloroso benvenuto a Ragone!
Com’è nata la tua passione per la musica?
La musica è parte integrante della mia memoria, fin da bambino. Mia madre ricorda spesso come, a soli tre anni, mi aggirassi per casa usando qualsiasi oggetto come microfono per cantare a squarciagola “La solitudine” di Laura Pausini. Questa urgenza espressiva non mi ha mai abbandonato: a sei anni il mio repertorio si era già arricchito con “My heart will go on” di Céline Dion, una voce che ha segnato profondamente la mia formazione. Il pop è sempre stato il mio linguaggio d’elezione, il porto sicuro dove ho imparato a tradurre le mie emozioni in melodia.
Com’è nato “Ragone” e il suo personaggio, il suo sound?
Ragone è il risultato di un ascolto attento e stratificato del panorama pop internazionale e nazionale. Mi riconosco nell’estetica e nella sensibilità di artisti come Taylor Swift, Elisa, Annalisa, Ariana Grande e Cesare Cremonini. Il mio sound nasce dal tentativo di fondere questa eredità pop con un’attitudine personale: cerco di coniugare la potenza della melodia con una narrazione introspettiva, creando un ponte tra la vocalità tecnica e l’immediatezza del messaggio.
A volte l’ispirazione ti coglie quando meno te l’aspetti. È stato così per “Labirinto”?
Assolutamente. “Labirinto” nasce da una dimensione molto intima; è un brano scritto pensando a una persona fondamentale nel mio percorso. Ho voluto esplorare le dinamiche, spesso laceranti, di attrazione e repulsione che caratterizzano i legami profondi, quando le cicatrici del passato di ciascuno finiscono per condizionare il presente. È una riflessione sulla “guerra con se stessi” che spesso combattiamo: ci sentiamo smarriti in un labirinto di ricordi e insicurezze, senza renderci conto che la via d’uscita è a portata di mano. Il messaggio centrale è un invito al coraggio: riscoprirsi e rendersi conto di non essere soli nell’affrontare le proprie ombre.
Si sa che un’immagine vale più di mille parole, ma le note non sono da meno! Il lavoro è stato valorizzato da una clip?
Certamente. Il videoclip è la naturale estensione cinematografica del brano. Volevamo tradurre visivamente la necessità di evasione dalle complessità della vita. La fuga frenetica che percorre le immagini rappresenta i nostri “giri a vuoto” mentali, quel senso di ansia e blocco che spesso ci paralizza. La ricerca incessante di una luce nel video è una metafora di speranza: il monito che, anche nei momenti di smarrimento più profondo, un’uscita esiste ed è più raggiungibile se scegliamo di tendere la mano a chi ci è accanto.
E l’album da cui è estratto? Oppure è in cantiere un album che lo conterrà?
Dopo il percorso intrapreso con questi due singoli, sto lavorando con grande dedizione a nuovi materiali. L’obiettivo è raccogliere le idee e le direzioni artistiche maturate fin qui per approdare, in un futuro prossimo, alla realizzazione di un EP che definisca compiutamente la mia identità artistica.
Cos’è per te l’arte, la musica?
Per me, la musica è una necessità vitale. È la colonna sonora di ogni mio momento: appena sveglio, dopo gli immancabili occhiali da vista, la musica prende il comando. Non riesco a concepire la giornata senza questa costante vibrazione che accompagna e colora la realtà.
Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la tua arte?
Vorrei che la mia arte si poggiasse su tre pilastri. Il primo è la vocalità: porto con me la lezione delle grandi icone del pop femminile, cercando di infondere tecnica ed espressività in ogni interpretazione. Il secondo è l’empatia: scrivo di storie reali e fragilità, con l’intento di offrire un messaggio di conforto: nessuno è mai veramente solo nelle proprie battaglie. Il terzo è l’energia: amo sfidare le aspettative, spaziando con naturalezza dall’incedere energico della dance all’intensità più pura del pop cantautorale. Non voglio essere prevedibile.
Parliamo delle tue pregiate esperienze di pubblicazioni, live, concerti o concorsi?
Il 2025 è stato un anno di consacrazione importante: dal consenso ottenuto con il singolo “Restart” – entrato nella Top 40 della Radio Airplay Indipendenti Italiani – all’emozione di esibirmi al Concerto di Natale Rosso Al Tramonto trasmesso su Gold TV. Recentemente, il 2026 mi ha visto tornare con “Labirinto” e calcare il palco dell’Irpinia Pride, un’esperienza che ha arricchito enormemente il mio bagaglio umano e professionale, permettendomi di portare la mia musica a contatto diretto con il pubblico.
Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti?
L’Italia vive un momento di grande fermento, con una varietà di stili che copre ogni esigenza di ascolto. È una scena vitale, di cui non possiamo che essere orgogliosi. Se dovessi auspicare un miglioramento, punterei su una maggiore equità nella visibilità per gli artisti emergenti. Spesso il sistema radiofonico mainstream è saturo di nomi consolidati, lasciando poco spazio a talenti che meriterebbero, invece, di essere scoperti e valorizzati dal grande pubblico.
Oltre al lavoro in promozione quale altro brano ci consigli di ascoltare?
Consiglio vivamente di ascoltare “Restart”, il mio primo singolo, che rappresenta un punto di svolta fondamentale nel mio stile, e di esplorare le cover presenti sui miei profili social, che raccontano molto del mio percorso di studio e della mia devozione per le grandi voci del pop.
Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?
Il mio obiettivo principale è continuare a crescere umanamente e artisticamente, con il grande sogno di esibirmi su palchi sempre più importanti, davanti a un pubblico che conosca le mie canzoni e le canti insieme a me. Questa connessione diretta è, in fondo, l’essenza stessa del fare musica.
