Onorati e privilegiati, diamo il benvenuto a Ralph , artista poliedrico che raccoglie consensi a go-go. Recentemente impegnato nella promozione del lavoro “Memoria”, leggiamo con senso di empatia l’intervista a Ralph , grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! Entriamo più a fondo nella vita e nelle opere, Ralph si narrerà con quelle che sono le collaborazioni, le esperienze, e i progetti futuri. Ma largo ai convenevoli, diamo un caloroso benvenuto a Ralph !
Com’è nata tua la passione per la musica?
Non credo ci sia stato un momento preciso in cui ho capito che sarebbe stata la mia strada, ma piuttosto una serie di scelte e sensazioni che si sono sommate nel tempo. Ho sempre amato cantare, anche perché mi ha fatto sentire molto vicino alle mie radici e a ciò con cui sono cresciuto. A 14 anni mio padre mi regalò una chitarra e da autodidatta iniziai a imparare i primi accordi. Da lì ho cominciato a cantare un po’ ovunque: eventi della comunità, compleanni, piccole occasioni; il canto era diventato una sorta di rifugio dalla quotidianità. Col passare del tempo quella sensazione è diventata sempre più forte e mi ha portato a inseguire questo percorso, fino a rendermi conto che la musica non era più soltanto qualcosa che faceva parte della mia vita come sottofondo, ma qualcosa di così importante che avrei fatto fatica a immaginarmi senza.
Com’è nato ” Ralph ” e il suo personaggio, il suo sound?
Il mondo di Ralph e il suo sound si sono formati attraverso tante influenze diverse che col tempo si sono mescolate tra loro. Sono sempre stato molto legato all’R&B e al pop dei primi anni 2000, con artisti come Boyz II Men, Usher, Brian McKnight e molti altri che mi hanno influenzato tantissimo dal punto di vista musicale. Mi ha sempre colpito il modo in cui in questo genere viene usata la voce: i riffs and runs, le sfumature vocali e la capacità di trasmettere emozioni in modo così naturale ma così impattante. Li ho sempre trovati unici e super interessanti. Credo che oggi il mio sound sia un mix di tutto ciò che mi rappresenta: R&B, pop, ballad emotive e anche influenze OPM (Original Pilipino Music), perché fanno parte di me.
Come è stato concepito il lavoro “Memoria”?
Penso che nasca da un tema che, in un modo o nell’altro, tutti attraversano. C’è sempre quella persona che entra nella tua vita, ti fa vivere qualcosa di forte e che, quando va via, lascia quell’amaro in bocca. Quella che spesso viene definita “the one that got away”. Anche io non sono stato immune a tutto questo e ho avuto la mia giusta dose di persone che, nonostante l’importanza che hanno avuto, sono andate via. Il brano però non nasce pensando a una persona specifica: nasce da emozioni che ho vissuto davvero e che credo appartengano a tante persone. Volevo trasformare quella sensazione di mancanza e di attaccamento a un ricordo in qualcosa in cui chi ascolta potesse riconoscersi.
Il lavoro è accompagnato da un video?
Sì, ed era molto importante per me. Il brano racconta una storia piena di dettagli ed emozioni, cercando di far immaginare a chi ascolta qualcosa di molto reale e vissuto. Volevo che anche il videoclip trasmettesse quella stessa sensazione. La macchina, tra l’altro, viene anche menzionata nel testo della canzone; quindi, mi è sembrato naturale darle un ruolo importante anche visivamente. Ho sempre pensato che fosse uno dei luoghi più sinceri per rappresentare tutto questo. Quante volte ci ritroviamo lì a sfogarci, a pensare troppo, a cantare a volume alto o a lasciare uscire emozioni che davanti agli altri teniamo dentro. Mi sembrava il posto perfetto per dare un volto a quel tipo di sentimento.
Il lavoro fa parte di una serie di uscite che culminerà in un disco?
Non voglio parlare troppo di quello che verrà perché sono una persona abbastanza scaramantica, però una cosa posso dirla: questo non vuole essere un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Sto ancora costruendo tanto, sto ancora scoprendo me stesso artisticamente, ma sento di avere ancora molto da raccontare. Quindi, vada come vada, non sarà l’ultima volta che sentirete parlare di me.
In salita o in discesa. I percorsi artistici si sviluppano sempre tra mille peripezie, vuoi raccontarcele?
Diciamo che le ossa me le sono fatte strada facendo. Arrivare dove sono oggi era qualcosa che il me di qualche anno fa avrebbe visto come un sogno. Ho ricevuto la mia dose di porte in faccia e alcuni momenti mi hanno davvero scosso, tanto da farmi mettere in discussione tutto e chiedermi se stessi facendo la cosa giusta. Però credo che faccia parte del percorso. Le salite più dure sono state soprattutto mentali: continuare a credere in me stesso anche quando magari gli altri non vedevano ancora quello che vedevo io. Le discese più inaspettate, invece, sono state quelle piccole soddisfazioni che non pensavo sarebbero arrivate così presto e che mi hanno fatto capire che forse sto andando nella direzione giusta. Sono anche sicuro che il futuro sarà pieno di alti e bassi, ma fa parte del percorso. Voglio imparare a vivere tutto come un insegnamento e usare ogni esperienza per crescere e puntare sempre a traguardi più grandi.
Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la tua arte?
Attraverso la mia arte spero che arrivi soprattutto un messaggio: credere in sé stessi e avere il coraggio di seguire ciò che ti fa stare bene e ti appassiona davvero. È una cosa su cui sto lavorando anch’io ogni giorno, quindi non voglio fare quello che ha tutte le risposte. Però credo che tante volte ci limitiamo da soli o lasciamo che la paura ci fermi. Quando scegliamo la passione invece di seguire qualcosa di più convenzionale, spesso il percorso diventa più difficile, più incerto e pieno di ostacoli, ma credo anche che possa essere uno dei percorsi più appaganti da vivere.
Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti?
Amo il fatto che pian piano l’R&B e il pop stiano tornando ad avere sempre più spazio e che il pubblico li stia accogliendo bene. Sono generi con cui sono cresciuto e vederli tornare ad avere un posto importante mi rende davvero felice. Se invece potessi cambiare o migliorare qualcosa, probabilmente sceglierei un livello ancora maggiore di inclusione culturale nella musica italiana. Negli ultimi anni alcuni artisti hanno iniziato a inserire altre lingue e influenze nei loro brani, e trovo sia una cosa bellissima. Le radici di una persona possono diventare una parte fondamentale della sua identità artistica. A me, essendo di origine filippina e venendo da una cultura piena di grandi voci e grande musicalità, piacerebbe un giorno portare anche quella parte di me nella mia musica. Vedremo.
Oltre al lavoro in promozione quale altro brano ci consigli di ascoltare?
Essendo questo il mio primo debutto ufficiale in promozione, vi suggerisco una mia cover. Sono una di quelle persone che prova un po’ quel famoso “cringe” quando riguarda qualcosa che ha pubblicato in passato, probabilmente anche per il mio lato perfezionista. A forza di riascoltare le mie vecchie cover ho finito per eliminarne parecchie. Però ce n’è una che è ancora online su Instagram: una cover di Turning Tables di Adele, registrata dopo essere andato a un suo concerto nel 2024. Direi che quella può essere un piccolo punto di partenza per capire una parte del mio percorso.
Quali sono i tuoi programmi futuri?
Sono una persona che cerca di vivere i traguardi un passo alla volta, e questo per me è già uno di quelli importanti. Guardando ai programmi futuri, uno dei prossimi obiettivi che mi piacerebbe raggiungere è incorporare sempre di più l’inglese e/o il filippino nelle mie canzoni, oltre a scrivere sempre di più di mio pugno. Credo che portare nella musica tutte le parti che mi rappresentano sia una cosa importante. Un grande traguardo sarebbe arrivare a costruire un progetto più ampio, magari un album, e riuscire a farmi conoscere sempre di più. Anche avere l’opportunità di cantare dal vivo, che sia una mini live session per farmi conoscere o, sognando un po’ più in grande, aprire i concerti di un artista, sarebbe un traguardo enorme per me. Ma al di là dei numeri o dei palchi, spero soprattutto di riuscire a lasciare qualcosa nelle persone che mi ascoltano.
