7corde

La tua musica… con una marcia in piu'

Tête-à-tête con Titta eccezionale artista

Straordinaria e interessante intervista oggi a Titta, artista poliedrica che sta facendo incetta di consensi coi suoi lavori musicali. Recentemente impegnata nella promozione del lavoro “Cronika”, pubblichiamo con gratitudine l’intervista a Titta, grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! Leggeremo di più sulla vita musicale e artistica, Titta si narrerà con quelle che sono le collaborazioni, le esperienze, e i progetti futuri. Entriamo nel vivo dell’intervista e diamo un caloroso benvenuto a Titta!

Com’è nata tua la passione per la musica?

La mia passione per la musica, per il canto, è nata fin da piccola. Avevo sei anni e passavo ogni domenica a messa a osservare il coro, affascinata, finchè un giorno mia mamma mi disse “perché non provi?” e io, che ero letteralmente terrorizzata (ero timidissima) dopo un po’ di resistenza, decisi di provare e da lì è stato un amore senza fine. Ricordo ancora l’emozione di quando ho cantato da sola al microfono per la prima volta: è stato come volare.

Cosa significa e com’è nato il nome Titta e il suo personaggio, il suo sound?

“Titta” è un soprannome nato d’estate al mare, quando ancora l’idea di scrivere canzoni mie non era nemmeno nei sogni più remoti. L’ho tenuto perché mi piace, mi collega a una parte di me più leggera, meno “overthinker”, anche se poi la vera me esce fuori nei testi che scrivo.

Prima l’uovo (il testo) o la gallina (la musica). Com’è stato il processo di creazione di “Cronika”?

Ahimè confesso, sono un tipo da “prima l’uovo”, quasi sempre. Ho sperimentato anche “prima la gallina” ed è stato interessante, ma non riesco a farmi venire in mente nessuna melodia se prima non ho nella testa un testo e ben chiaro cosa voglio comunicare.

Il testo di CRONIKA l’ho scritto in macchina un giorno d’estate, mentre andavo da Roma a Rosignano con i miei genitori, dove andiamo al mare. E’ stata una settimana intensa. Quella settimana è stata piena di spostamenti, perché stavo al centro di una lunga fase di trasloco, e, in quella settimana di continui viaggi, ho scritto quasi tutti i testi di “Fuori Asse”. Era come se non riuscissi a fermarmi. In realtà ho scritto molti più brani di quelli che poi effettivamente faranno parte dell’album, chissà che magari non riesca a lavorare anche ad un secondo album. Intanto mi godo questo.

E com’è nato il suo videoclip?

Il videoclip è un mix tra la mia interpretazione di quello che per me è Cronika, una vampira succhia energie, e la creatività di Armando Di Lillo, regista e prezioso amico e consigliere, nonché operatore atto alle riprese, e Ilaria Tonali, la persona che ha gestito l’editing del video dal montaggio alla color correction, perfettamente connessa al brano e alla sua parte musicale.

E l’album da cui è estratto? Oppure è in cantiere un album che lo conterrà?

L’album da cui è estratto, di cui è il brano di apertura, si chiama “Fuori Asse – carta celeste per stelle inclinate” ed è il mio primo album come cantautrice. È un album che affronta diversi argomenti: amore, salute mentale, salute fisica, critica sociale. È un album che ho scritto per chi, come me, si sente una “stella inclinata”. In un mondo in cui ogni persona ha un percorso lineare da seguire quasi già scritto (scuola, università, lavoro, mutuo, pensione, morte), essere una stella inclinata significa sentirsi, e quasi sicuramente essere, “fuori dal coro”. Essere una di quelle persone che non seguono il percorso tracciato, quello “dritto”… ma ne seguono uno proprio, “inclinato”, ma sicuramente più fedele alla propria identità e unicità. Un po’ come me che a 33 anni ho lasciato un tempo indeterminato per inseguire un sogno, che a 36 mi sono sottoposta ad un intervento di chirurgia bariatrica e ho perso 80kg regalandomi una seconda vita e che ora ho un lavoro precario e mal pagato e mentre le mie amiche fanno figli, investo i miei unici soldi nella musica e per “coltivare” la mia relazione a distanza (il mio fidanzato vive in Egitto).

Com’è stato il percorso dall’esordio ad oggi?

Onestamente? Dicotomico. Pieno di sfide con me stessa e di voglia di mollare, ma dall’altra parte mi ha insegnato a sognare più in grande di quanto potessi anche solo immaginare. Mi ha insegnato a conoscermi, mi ha dato una scusa per esplorarmi e, soprattutto, un modo divertente per crescere. Mi permette di esprimermi ed è sempre un’ottima scusa per spingermi fuori dalla mia comfort zone… insomma… una palestra per cuore e anima, a ritmo di penna e microfono.

Quali sono le tue influenze artistiche?

Sicuramente il repertorio del cantautorato italiano, il repertorio del musical e, per gli artisti stranieri, nomi come Queen, Lady Gaga, Pink, Alanis Morrisette… altro? Troppo ci sarebbe da dire. La musica è bella tutta, anche quella che non ci piace, perché rispecchia l’umanità e, come si dice? Il mondo è bello perché è vario… si, ma la cosa più bella è esplorare e conoscere, per poi tornare a sé.

Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la tua arte?

Credo che il messaggio centrale di tutti i miei brani sia quello di non arrendersi mai e di capire che non siamo strani se ci sentiamo diversi, siamo semplicemente e meravigliosamente unici, ognuno a modo suo.

Vorrei che chi ascolta la mia musica potesse sentirsi “meno solo”, compreso e magari, perché no, ispirato. La vita è una e io sto cercando di imparare a viverla senza “chiedere il permesso”, vorrei che chi mi ascolta facesse questo con me: vivere smettendo di chiedere il permesso di esistere “così com’è” e anzi, diventandone fiero/fiera.

Parliamo delle tue pregiate esperienze di pubblicazioni, live, concerti o concorsi?

Concorsi tanti, pubblicazioni alcune, live… domanda di riserva?

Le pubblicazioni sono praticamente tutte “autonome”, per non usare “indie” che ormai è un termine inflazionato. Concorsi ne ho fatti tanti e la cosa più bella che ne traggo sempre è l’opportunità di mettersi in gioco e di confrontarsi. Forse è perché sono un’eterna insicura ma a volte mi capita di pensare “cavolo tutti bravi in questa semifinale”… e poi mi ricordo che anche io sono lì, tra “quelli bravi”. E lì allora è un piacere gareggiare perché c’è solo da imparare. La vittoria di un concorso non è mai casuale. È un mix di atteggiamento, preparazione, materiale (il brano che porti), fuoco sacro (quanta voglia hai di prendere il palco a morsi) e una sana dose di “fattore C”, che non guasta mai. E lo dico perché ne ho persi tanti di concorsi, e ho (quasi) sempre capito il perché (o l’ho chiesto)… ma ne ho anche vinto qualcuno e, quando è successo, sapevo che quella sera avrei vinto. Me lo sentivo proprio. Per quanto riguarda i live attraverso una fase sfidante del mio percorso artistico. Purtroppo in Italia lavori con la musica se fai serate karaoke, che amo… ma non sono “per me”, o sei fai cover. Guadagnare cantando la propria musica è pressoche impossibile, almeno è stato così per me fino ad ora nella mia esperienza…

E allora ti trovi a partecipare a jam session o open mic, sperando che qualcuno ti senta, ti ascolti.. e poi chissà.

Non è arroganza voler essere retribuiti. Formarsi costa, prodursi costa. Certo sono investimenti, ma a volte è un po’ frustrante investire in musica e guadagnare come addetta al botteghino del teatro. A volte sarebbe bello che le due cose coincidessero.

Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti?

Non saprei. Forse l’obiettivo della musica di “oggi”. Credo che a volte si perda un po’ di vista il potere mediatico e comunicativo della musica. Mi piacerebbe che questo potere venisse sfruttato di più. Poi certo, c’è spazio anche per la musica “leggera” o “ballereccia”, ma a volte mi viene in mente la frase di uno dei miei film preferiti che dice “puoi anche pensare che la musica sia un gioco, ma ricordati che niente ha più potere di una canzone che riesce a farti sentire meglio in soli tre minuti”.

Oltre al lavoro in promozione quale altro brano ci consigli di ascoltare?

Io sono “mamma” dei miei brani, quindi è difficile consigliarvi, perché li amo tutti. Se proprio devo scegliere però scelgo “OSTAGGI”, la mia prima canzone. Parla della relazione tra il cibo e le emozioni ed è per me un piccolo diamante, perché è stata la prima volta in cui ho creato qualcosa di bello grazie al mio dolore. Sarà sempre un po’ speciale per me.

Progetti a breve e lungo termine?

Penso di poter tranquillamente rispondere: questo brano e questo album.